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Il C.I.P.
IL COMITATO  ITALIANO  PARALIMPICO

Il Comitato Italiano Paralimpico (C.I.P.) è stato istituito con legge 189 del 15 Luglio 2003 e disciplinato con il successivo decreto dell’8 Aprile 2004, e come detto è nato per coordinare e riconoscere tutte le federazioni sportive che si occupano di sport per disabili e le discipline riconosciute dall’International Paralympic Committe (IPC) e dal Comitato Internazionale Olimpico (CIO). Praticamente il CIP è il Coni dello sport dei disabili.

Il CIP è presente in tutte le Giunte Coni (Nazionale, Regionali e Provinciali) e il suo Presidente l’avv. Luca Pancalli è il vice-presidente del Coni nazionale.

Far funzionare con un minimo di efficienza una macchina come quella del CIP è certamente difficile. Infatti, mentre una normale federazione deve occuparsi esclusivamente di un solo sport, il CIP deve promuovere, gestirne, organizzarne decine, e ognuno per quattro tipi di handicap differenti. È evidente, pur senza approfondire oltre gli aspetti gestionali della federazione, che si tratta di un lavoro veramente considerevole. Fondamentale è il passaggio in corso per cui, come detto, ogni Federazione Sportiva Nazionale si farà carico dell’attività anche dei disabili, lasciando al CIP come accade per il CONI, un lavoro di verifica, controllo, coordinamento generale e organizzazione internazionale dei grandi eventi.

All’interno del CIP esistono i vari dipartimenti che soprintendono lo sport dei disabili fisici e dei ciechi (non vedenti e ipovedenti), in attesa che, entro il 2012 le varie Federazioni Sportive Nazionali, si facciano carico con un dipartimento specifico, dell’intero movimento.

Ogni dipartimento è di fatto una federazione, con un presidente, un consiglio, uno staff tecnico e organizzativo. È il dipartimento che, sia pure sotto l ’egida del CIP, deve curare lo svolgimento dei vari campionati nazionali, assicurare i raduni tecnici collegiali e, qualora sia prevista, deve assicurare la partecipazione alle massime competizioni internazionali.

I dipartimenti all’interno del CIP sono 6 , e nei loro ambiti sono raggruppate più discipline sportive dell ’handicap fisico. In particolare il dipartimento 1 del Basket, il 2 dell’Atletica Leggera con tutte le sue discipline, il 3 degli sport dell’acqua (nuoto, canoa-kayak e vela), il 4 degli sport con la palla (tennis, bocce, badmington, hockey, e showdown), il 5 degli sport delle armi (scherma, tiro con la pistola, tiro a segno), il 6 degli sport invernali (sci alpino, sci di fondo, hockey ghiaccio, curling, biathlon), mentre  vi sono poi le Federazioni Sportive Nazionali che hanno già creato il loro specifico dipartimento paralimpico e sono la Federazione Italiana Sport Equestri (F.I.S.E.), la Federazione Italiana Tennis Tavolo (F.I.Te.T.),  la Federazione Italiana Canottaggio (F.I.C.), la Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.), la Federazione Italiana Tiro con l’Arco (F.I.T.A.), nonché la Federazione Italiana dei Disabili Intellettivi e Relazionali (F.I.S.D.I.R.) e la Federazione Sport Silenziosi Italiana (F.S.S.I.). Come si può capire ormai il CIP è un Coni parallelo che soprintende lo sport per disabili a 360°.

Vi sono poi altre Associazioni Benemerite aderenti che praticano discipline sportive particolari o a titolo sperimentale, ma che al momento non rientrano nell ’attività federale ufficiale. Comunque qui non ci limiteremo alla sola descrizione degli sport ufficiali, cui daremo certamente priorità, ma offriremo qualche informazione anche sui cosiddetti sport sperimentali che vengono praticati da atleti handicappati fisici.

Le discipline sportive ufficialmente riconosciute, e quindi curate dal settore per la disabilità intellettiva (soprintesa come visto dalla FISDIR) sono 7 e in particolare Atletica Leggera, Calcio, Equitazione, Ginnastica, Judo, Nuoto e Sport invernali, quelle dei silenziosi (soprintese come visto dalla FSSI) sono 27.

Le suddivisioni agonistiche del dipartimento non avvengono in base al tipo di handicap, bensì in base agli esiti di menomazione fisica che l ’handicap stesso ha prodotto. Esiste per questo una Commissione Medica Nazionale (CMN) coadiuvata dalla Commissione Tecnica Nazionale (CTN) che valuta la funzionalità di ogni singolo atleta in relazione allo sport che intende praticare e quindi lo inserisce in una categoria piuttosto che in un ’altra. Le classificazioni definiscono anche – per gli sport in cui ciò è possibile – se l ’atleta può gareggiare in piedi oppure no.

Le classificazioni si basano sulla valutazione dei muscoli funzionanti, giudicando quanto questi muscoli possano influire sulla prestazione atletica. Questo concetto, apparentemente semplicissimo, è in realtà rivoluzionario anche rispetto a quello normalmente usato da chi deve “misurare” la gravità di una menomazione. Le classificazioni medico-sportive, infatti, trascendono il tipo e l ’entità della lesione, e considerano invece, con attenzione, le capacità atletiche del soggetto in funzione del tipo di sport che intende praticare.

Le visite vengono eseguite da un tecnico della disciplina per cui si richiede la classificazione e da un medico della Commissione Medica Federale. Abbiamo così delle classificazioni che non sono soltanto mediche, ma anche funzionali.

In questo modo ognuno potrà gareggiare con atleti che abbiano le stesse capacità funzionali residue, pur non presentando la stessa menomazione.
27/03/2010
Comitato paralimpico Internazionale Comitato paralimpico Europeo